Un delitto "per bene"

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

Uno dei delitti che ha appassionato di più l'opinione pubblica italiana è stato quello della contessa Alberica Filo della Torre, nobildonna romana piuttosto bene in vista nella società dell'epoca (1991). Era madre di due figli ed aveva un rapporto piuttosto tormentato con il marito, il costruttore Pietro Mattei.
La sera del giorno in cui fu trovata uccisa, la contessa avrebbe dovuto festeggiare il decimo anniversario delle nozze. Il delitto avvenne non a casa deserta, ma con le collaboratrici domestiche che stavano preparando le sale per il ricevimento. Era il 10 luglio 1991.
Il corpo di Alberica Filo della Torre viene ritrovato in camera da letto, colpito da un corpo contundente e poi strangolata. Tra le 8.45 e le 9.10, lasso di tempo durante il quale è avvenuto il delitto, oltre alle domestiche filippine, che stanno rassettando la casa, sono presenti, in villa, la baby sitter inglese dei figli della donna ed alcuni operai che stanno preparando, in giardino, la festa dell'anniversario di nozze della contessa.
I carabinieri si accorgono subito del fatto che non si è trattato di un omicidio a scopo di rapina: sono spariti solamente due orecchini, una collana ma non l'orologio d'oro al ppolso della vittima. Pochissime le impronte digitali ritrovate nella camera da letto, quasi che qualcuno le avesse intenzionalmente cancellate.
Il primo ad entrare nel novero dei sospetti è un cameriere filippino licenziato dalla contessa, Manuel Winston, al quale si aggiunge il vicino di casa, Roberto Jacono, figlio dell'insegnante privata dei figli della vittima, noto per non essere propriamente in buone condizioni psicologiche. Ma sia il domestico filippino che il vicino di casa di Alberica Filo della Torre vengono presto scagionati dall'analisi del DNA.
L'inchiesta finisce per arenarsi, almeno fino al 1993, anno in cui esplode un caso che vede coinvolto un "frequentatore" della villa dell'Olgiata dove risiedevano Alberica Filo della Torre e la sua famiglia. Lo scandalo che rivela nuovi scenari per il delitto, è quello delle ruberie del SISDE e proprio un funzionario di quest'ultimo, tal Michele Finocchi, risulta essere stato presente nella villa dell'Olgiata proprio il giorno del delitto.
Si scopre, nel contempo, che la contessa ed il marito possiedono conti miliardari in Svizzera. Addirittura sei, pare. La faccenda si complica. Salta fuori che la contessa voleva divorziare dal marito fedifrago, la cui amante, stufa evidentemente di tutta la faccenda, spedisce al pubblico ministero milanese di allora, Antonio Di Pietro, il vestito che Mattei indossava il giorno dell'uccisione della moglie. Contemporaneamente un giardiniere giurava che Mattei era entrato in villa con un vestito per uscirne con un altro.
Tra depistaggi di ogni genere, conti in Svizzera ed un giro di usurai molto vicini a Pietro Mattei, si affaccia un ultimo personaggio, Franklin Yung, un imprenditore cinese amico della famiglia ed in rapporti di lavoro con Pietro Mattei.
Si arriva, in questo modo, all'anno in corso. Esattamente al luglio di quest'anno, quando gli inquirenti pensano che il rolex d'oro indossato dalla vittima possa fornire ulteriori particolari e dare una svolta alle indagini. Di questo è convinto soprattutto Giuseppe Marazzita, penalista avvocato della famiglia Mattei, che sollecita l'esame del Ris. Non solo, l'avvocato Marazzita ha suggerito al pm che si occupa del caso, di acquisire agli atti un'agenda segreta appartenente ad Alberica Filo della Torre che, pare, contenga nomi di personaggi importanti e di figure istituzionalmente rilevanti.
E' di oggi, poi, la notizia del ritrovamento del telefonino della contessa. L'oggetto è misteriosamente riapparso qualche giorno fa, consegnato da Emilia Parisi Halfon, un tempo amante di Pietro Mattei, la quale non ha saputo spiegare come sia venuta in possesso del cellulare e dove fosse stato custodito fino ad oggi. Da notare, però, che anche gli inquirenti non si sono mai dati la pena di cercarlo.

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