Una furtiva lacrima...

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

Stefania PrestigiacomoIeri si è consumato, nel Parlamento, un dramma ben più pregnante di quello che si sta svolgendo nelle strade e nelle aule universitarie di tutta Italia. Un dramma umano. La Prestigiacomo ha minacciato, tra le lacrime, di lasciare il Pdl. Non il governo, però, solo il partito.
La ministra era riuscita a far rientrare una nuova proroga dello stop all'utilizzo dei sacchetti di plastica, ma poi è accaduto il dramma. Ecco cosa dice l'Ansa: si sta votando, in aula, una proposta di legge che agevola i lavoratori che percepiscono indennità di disoccupazione di poter avviare una piccola attività imprenditoriale. Una norma esonera le imprese costituite dai disoccupati e cassintegrati da alcuni obblighi su carico e scarico dei rifiuti. La Prestigiacomo vorrebbe soprassedere, ma l'assemblea respinge la richiesta, avanzata dal Pd e votata dallo stesso ministro. La proposta non passa, l'aula le grida contro (tanto, oramai, senatori e deputati riescono a parlare solo urlando...) di dimettersi. Così lei sbotta a piangere ed annuncia la sua uscita dal Pdl. "Sono amareggiata per come sono andate le cose in Aula, pertanto non mi riconosco più in questo Pdl", annuncia.
Tranquilli, questa "cronaca di un dramma annunciato" è rientrata presto, "grazie" a Gianni Letta. Bisogna dire che, forse, Letta ha dovuto faticare assai poco. Le dimissioni non si annunciano, si danno e basta. L'annuncio preventivo è un atto interlocutorio, serve a spingere i "compagni" di partito a darsi da fare per scongiurarle. Comunque, la fine di tutto questo filmone ottocentesco è nella  nota di Palazzo Chigi che parla di una "sfortunata coincidenza e di un difetto di comunicazione che hanno generato uno spiacevole incidente parlamentare". Uno dei tanti.
Tutti felici e contenti, dunque. La ministra, nota soprattutto per le sue lacrime, si è rappacificata con i suoi correligionari e tutto e finito a tarallucci e vino, come usa dirsi. Resta il fatto che qualcosa si agita, nel castello di Dracula della traballante maggioranza. Spifferi di fronte, rivolte, insoddisfazioni. Minacce di fughe verso altri lidi (per la Prestigiacomo come per la Carfagna, gli altri lidi sono "Forza Sud" di Gianfranco Miccichè), malumori e borbottii che fanno del cosiddetto "partito dell'amore", il "partito del malumore". Sarà per questo che, dicono, B. è molto seccato con la Prestigiacomo?
Ma veniamo al nobile lignaggio della gentile donzella, che, senza la politica, forse sarebbe stata un'emerita "nessuna". Vediamo le informazioni trovate su questo blog. La sorella della Prestigiacomo, Maria Pia è ben sistemata nei Consigli di Amministrazione. L'azienda familiare, però, non va granchè bene: ci sono ben 957 creditori che chiedono udienza a Giuseppe Prestigiacomo. L'indebitamento è di 51 milioni di euro dal 1997, quando il gruppo Sarplast, creato da Giuseppe Prestigiacomo, è fallito. Oltretutto il padre della ministra ha collezionato una richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta.
Stefania Prestigiacomo diventa ministra nel 2001 e, come se la fata turchina avesse dato un colpo di bacchetta al triste panorama familiare, le società di famiglia non risultano avere più passivi da quella data. Anzi, hanno collezionato una clientela di elite: Eni, Agip, Erg, Esso, Edison. Eni ed Edison, in particolare, hanno permesso ad una delle società della ministra Prestigiacomo di entrare, a dicembre, nel business del petrolio per mezzo della piattaforma Vega A, una delle più grandi del Mediterraneo. Questa piattaforma appartiene per il 60% a Edison e per il restante 40% ad Eni e si trova nelle acque antistanti Ragusa. L'estrazione ammonta a 40 mila barili di greggio ogni giorno.
Recentemente la piattaforma, dotata di una superpetroliera che, per le nuove leggi comunitarie, è stata dismessa, si è rivolta a Maria Pia Prestigiacomo per la costruzione di una nuova imbarcazione che fosse adatta alle leggi ed ai bisogni. Una delle società della Prestigiacomo sorella, infatti, la Coemi (controllata dalla Fincoe, nel cui consiglio di amministrazione c'è l'onnipiangente Stefania) ha costituito, in tempo record, il consorzio Cem con altre nove società siracusane e, tutte insieme, hanno costruito la superpetroliera Leonis, una commessa da 30 milioni di euro, con rendita annuale di oltre 20 milioni.
Ma i magistrati ritengono che la piattaforma petrolifera non sia un modello specchiato di virtù. La Procura di Modica, scrive il blog del quale ho inserito il link, ha rinviato a giudizio i gestori per aver inquinato le falde acquifere, "con modalità illecite e nocive per l'ecosistema, ma che avrebbe consentito risparmi per decine di milioni di euro", si legge nel documento dei pm. Il resto, ovviamente leggibile nell'articolo del blog, giustifica, piuttosto, le lacrime di quelli che ministri e Prestigiacomo non sono, vale a dire la gente per bene...

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