Lo smemorato di Collegno

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

Maurizio GasparriTorno al "mitico" Maurizio Gasparri. Torno per ricordare il primo aprile 1993, Gasparri era deputato dell'MSI ed insieme ad alcuni suoi "colleghi" - sarebbe meglio dire camerati, ma pare che il termine crei pruriti ed irritazioni di varia natura - di partito si unì alla contestazione che alcuni militanti di destra avevano inscenato alla Camera dei Deputati. Il risultato furono risse e danni.
Insieme all'"onorevole" Gasparri, che in questi giorni mostra una incredibile sindrome da smemorato di Collegno, vi erano altrettanto degni figuri: Altero Matteoli (oggi ministro dei trasporti), Domenico Nania (oggi vice presidente del Senato), Adriana Poli Bortone, Giulio Maceratini, Teodoro Buontempo, Ugo Martinat, Giulio Conti, Nicola Pasetto, Guglielmo Rositani. Costoro furono tutti coinvolti in quello che la procura definì un "attentato agli organi costuzionali", rischiando da 1 a 5 anni di detenzione. Mica pizza e fichi, caro - si fa per dire - "onorevole" Maurizio smemorato-di-Collegno Gasparri!
Non finisce qui, perchè "quella sporca decina" fu raggiunta da un avviso di garanzia per turbativa dell'attività parlamentare. Il provvedimento recava la firma di due sostituti del pool di magistrati che si occupava di estrema destra: Giovanni Salvi e Pietro Saviotti.
Gli attivisti del Fronte della Gioventù assaltarono, quel primo aprime 1993, la Camera con urla, spintoni, lancio di monetine e slogan davvero eleganti, del tipo: "Ladri, mafiosi, figli di puttana. Ma che democrazia, ma che cristiana." (Gasparri, se le ricorda 'ste cose o fa finta di non ricordarsele?).
Da "Il Corriere della Sera" dell'epoca: "Le braccia tese nel saluto romano, al grido di "Boia chi molla", i giovani missini hanno tentato di aggredire i deputati che stavano entrando alla Camera. Tra slogan, spintoni e lanci di monetine, ne è nata una gazzarra che ha avuto momenti di tensione. Alla fine, un'ora dopo, i segni dell'accaduto erano evidenti: l'elegante vetro smerigliato dell'ingresso di Montecitorio è incrinato. E nella confusione di telecamere, carabinieri e semplici curiosi, le facce degli onorevoli erano a dir poco sbigottite."
Alla fine degli scontri gli attivisti missini furono schedati e fu fatta loro anche una foto segnaletica. L'allora leader missino Gianfranco Fini stigmatizzò il comportamento della polizia come "assurdo, ingiustificato, sproporzionato e al limite, arbitrario degli agenti di polizia, una indebita prevaricazione e persecuzione". Bossi, a sorpresa, difese il Parlamento come "più alto simbolo della democrazia" e lanciò il monito: "Stiano attenti, i fascisti e i loro mandanti. Quando si tratterà di difendere la democrazia, noi ci saremo".
Mentre Gasparri, allora, minimizzava il tutto come una "goliardata" (!), gli inquirenti affermarono testualmente: "Abbiamo le prove di una manifestazione organizzata su tre livelli: i parlamentari, i dirigenti del Fronte e i ragazzi che hanno materialmente formato la catena umana".
Ma Gasparri and company con 'ste cose c'hanno costruito 'na carriera, come si dice a Roma. Ed eccoli là, i nostalgici del saluto romano, seduti sugli scranni del senato a pontificare contro coloro che hanno l'unica "colpa" di averli copiati. E' duro e scomodo invecchiare, vero? E poi invecchiare dalla parte sbagliata deve essere ancora più fastidioso. E se poi, a tutto questo, si aggiunge la quasi certezza di una genetica carenza intellettuale, è "cronaca di una morte annunciata".
Gasparri, la prossima volta, sull'idiozia chieda il copyright.

Con tag Politica

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post