Il buio oltre la siepe

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

Le ricerche di YaraLa vicenda di Yara Gambirasio è sempre più preoccupante. Di per sé è già preoccupante il fatto che una bambina (perchè a tredici anni si è bambini, c'è poco da dire) scompaia nel nulla in appena 700 metri, tanto dista la palestra dove Yara si allenava dalla sua abitazione. Ancor più preoccupante è che sembra essersi letteralmente volatilizzata. Nessuna traccia, nessun indizio. Si va avanti tra ipotesi, ricostruzioni, richieste di aiuto, ma di Yara non v'è traccia, al di fuori di quella - ora divenuta assai labile - che hanno fiutato i cani addestrati e che porta a quel misterioso cantiere, distante un paio di chilometri dalla palestra.
Dopo aver riposto le linde divise del Ku Klux Klan, ora che Mohammed Fikri è stato scarcerato perchè non c'entra niente con questa terribile vicenda, si ricomincia daccapo. Si torna a quella palestra tanto frequentata da Yara, dove la piccola si era recata per consegnare uno stereo ad un'insegnante e dalla quale sarebbe uscita servendosi di una porta secondaria che porta in direzione opposto a quella nella quale si trova casa Gambirasio. Perchè? Che cosa è accaduto che ha convinto Yara a prendere una direzione diversa da quella solita?
La vita di questa bambina sembra lo specchio quieto di un bel laghetto di montagna, dall'acqua cristallina e trasparente. Nessun filarino, solo dieci numeri di telefono sul suo cellulare, nessun utilizzo pericoloso del computer o di internet. Niente di niente. La vita di una ragazzina alla quale piace andare a scuola ed in palestra, pulita, tranquilla, limpida. Una ragazzina che non si fidava facilmente delle persone e che si fidava solo di chi conosceva.
E di chi si fidava, Yara, al punto da seguirlo senza far problemi? Certamente qualcuno che lei conosceva bene, magari frequentava per qualche motivo e di cui non aveva motivo di sospettare perchè, in qualche modo, era "di famiglia". In zona girano voci di gruppi di uomini dediti al consumo di cocaina ed al rapimento di ragazzine minorenni. Forse sono fole e lasciano il tempo che trovano, forse no. Si è parlato di un furgoncino bianco che gironzola nei paesini dei dintorni ed anche a Brembate di Sopra, su cui viaggiano degli uomini che pare abbiano l'hobby - piuttosto discutibile - di infastidire le ragazzine. Possono essere voci o può esserci qualcosa di più. A maggior ragione, penso, Yara doveva essere particolarmente attenta, proprio perchè queste voci giravano da tempo, addirittura da un anno, ha dichiarato un testimone, ieri sera, alla trasmissione "Chi l'ha visto?". A maggior ragione non si sarebbe mai avvicinata ad un mezzo del genere né avrebbe dato confidenza a personaggi mai visti in giro.
E, quindi, chi ha potuto carpire facilmente la fiducia di una bambina tranquilla e riservata come Yara? Chi sono le persone che la conoscevano e che conoscevano la sua famiglia al punto da non destare sospetti e, magari, da essere considerate affidabili? Parenti? Vicini di casa? Amici? Qual è il fiume torbido che ha inquinato le acque pure e cristalline di questo laghetto così tranquillo?
Intanto Don Corinno Scotti, parroco di Brembate di Sopra, ha scritto una lettera in cui esprime tutto il suo disappunto nei confronti dei tanti giornalisti che si sono catapultati nel paese alla ricerca di notizie e di scoop. E' particolarmente irritato, Don Scotti, soprattutto dalle domande piuttosto stupide e prive di buon senso di alcuni cronisti, tipo: "In una parrocchia qui vicina pregano la Madonna delle Ghiaie. Lei e la sua comunità quale Madonna pregate?", "Perchè non dice tutto quello che sa?". Quando, poi, il parroco risponde di saper ben poco, al di là di quello che può leggere sui giornali, questi emeriti cronisti sbottano con un "Ma allora anche lei è omertoso".
Proprio per evitare i cronisti troppo stupidi per capire che, magari, ogni caso è a sé e che i genitori di Yara preferiscono - al contrario di altri - essere lasciati in pace al loro dolore ed alle loro speranze, una pattuglia della polizia staziona davanti a casa Gambirasio, per proteggere quella dignità e quella riservatezza che ha caratterizzato il comportamento della famiglia finora.
Personalmente è un atteggiamento, quello della famiglia, che apprezzo molto. In un paese in cui tutti i panni sporchi vengono sciorinati in pubblico, dove pare si sia smarrito il senso della riservatezza e della dignità, l'atteggiamento di questa famiglia mi fa sperare che certi valori non si siano proprio perduti del tutto. Malgrado quanto hanno sostenuto alcuni giornalisti e non (del resto i giornalisti tirano acqua al loro mulino), non voler comunicare - almeno per ora - con la stampa non vuol dire "intralciare" le indagini, quanto, piuttosto, voler vivere, nel privato, una vicenda che è privata. Significa, anche, lasciare che gli inquirenti facciano il loro lavoro senza essere intralciati da mitomani, confusi da duemilatrecento dichiarazioni, impossibilitati a stabilire una verità. Di aspiranti protagonisti, ne sono piene le cronache e non se ne sente il bisogno, francamente. Penso che gli spettatori debbano farsene una ragione: non è sana la sete morbosa di informazioni su questi tragici eventi. Sono, piuttosto, certi giornalisti a gettare legna sul fuoco per far apparire legittimo quello che legittimo non è.
Certo, non è sana nemmeno l'omertà, ma il buon senso - quando è presente - distingue perfettamente tra omertà e dignità, termini incompatibili tra loro. Certi giornalisti non dovrebbero farsi forti della gente che legge i giornali o vede la tivvù per continuare ad alimentare il fuoco della curiosità morbosa. E' anche in questo modo che si creano i "mostri" e loro, più di altri, dovrebbero saperlo.
Avetrana docet.

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