Feudatari, valvassini e valvassori

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

Luigi FratiIeri Tor Vergata, oggi La Sapienza. Più o meno, perchè tanto gli eventi sono quasi contemporanei. Ieri il Consiglio di Amministrazione della Sapienza, "capeggiato" (l'università è peggio della mafia, ai vertici) da Luigi Frati, ha un nuovo processore associato, Giacomo Frati. Ovviamente, quasi scontato, c'è il legame di parentela, il nepotismo.
"Il Corriere della Sera" dedica un articolo a questa nuova vergogna italiana. Vergogna per chi la pone in atto, infischiandosene di chiedersi se il parente sponsorizzato di turno sia o meno adatto a ricoprire un certo posto, ma vergogna anche per lo sponsorizzato, condannato (ma ben retribuito, ovviamente) ad essere seguito da occhiate della serie "tanto sei qui perchè sei figlio/a, amico/a, nipote, cugino/a, amante di qualcuno" malgrado, magari, sia anche in gamba.
Dunque, La Sapienza. Il neo assunto si chiama, come scritto, Giacomo Frati, ha 36 anni ed è il figlio, naturalmente, del rettore. In questi giorni passerà da professore associato a professore ordinario. Ha battuto ben 25 concorrenti di cui 24 più anziani di lui (avranno fatto, come prova, una corsa sui duecento metri?). Sarà ordinario di Medicina, la stessa facoltà dove ha insegnato la madre, Luciana Rita Angeletti (che, tra l'altro, prima di occuparsi di Storia della Medicina nella facoltà del marito, insegnava Lettere al Liceo!), dove insegna anche la sorella, laureata in Giurisprudenza (!). E, ovviamente, stessa facoltà di cui il padre è stato per anni preside. Più nepotismo di così! Sarà pure, magari, in gamba, 'sto Giacomo Frati, ma essere assunto perchè figlio e fratello della dinastia al potere non è che deponga a suo favore. Uno è portato a pensar male a prescindere.
Pensa un pò che sarà con il ddl Gelmini, che dà più potere ai rettori! Chissà, a Frati potrebbe venire in mente di far assumere il nipote laureato, che so, in agraria o la cugina della moglie che, chissà, è laureata in Storia dell'Arte... Stessa cosa dicasi riguardo al caso di Tor Vergata. Non hanno e non mostrano un minimo di vergogna. Del resto, perchè dovrebbero averne? Sono feudatari e le regole del feudalesimo funzionano così. Ed un bel chissenefrega del bene della facoltà, dei ragazzi ai quali piace studiare e che vogliono veramente fare qualcosa per il loro paese.
Quel che mi stupisce sempre, in questa gente, è l'aria di chi, in fondo, non sta facendo nulla di male, sponsorizzando anche improbabili pargoli, consorti o parentela varia ed avariata. L'aria di chi è nel giusto, di chi deve preoccuparsi della famiglia, di dare un lavoro alla prole, un tozzo di bane ed un pò di vestiti da mettere, specialmente d'inverno. In fondo, sembrano dire mentre ti guardano come se tu fossi il lombrico, non loro, che male c'è?
Due anni fa il settimanale "L'Espresso" si dedicò proprio al "magnifico rettore". In quel frangente per quel che riguardava i rifiuti vergognosamente ammucchiati nei tunnel del Policlinico romano Umberto I. Allora il "nostro" Luigi Frati era preside da ben 16 anni della facoltà di Medicina dell'Università La Sapienza, correo, in ottima compagnia con la Regione Lazio, dello sfascio.
"L'Espresso" scriveva che Luigi Frati allora aveva "ottime relazioni con le case farmaceutiche e con i politici", che gli consentivano, sin dal 1990, di muovere "i fili dei concorsi" e decidere "i destini dei primari che governano l'attività ospedaliera del nosocomio più disastrato d'Italia. Immune da indagini e polemiche, a ogni elezione viene riconfermato con un plebiscito dai suoi colleghi. Al Policlinico non si muove foglia che Frati non voglia".
Frati faceva il bello ed il cattivo tempo già da allora, potendo bandire i concorsi "necessari" al momento giusto. I concorsi "necessari" erano quelli che servivano ad assumere amici e politici, nonchè soci in affari, come Vincenzo Saraceni, vincitore di cattedra di Fisiatria nel 2001, quando era assessore alla salute del Lazio. "A Marco Artini, socio di Frati nella Millennium Biotech, una società che voleva lanciare nel business delle biotecnologie. La società non ha mai operato, ma Artini nel 2002 ha vinto un concorso per ricercatore nella facoltà del suo socio-preside".
Frati, senese, si è laureato all'Università Cattolica ed ha iniziato le fortune sue, del suo "clan" e dei suoi familiari, negli anni Ottanta, "quando fonda la Cisl universitaria e rompe il monopolio rosso della Cgil". Si lega, in questo frangente, a Carlo Donat Cattin ed al senatore Severino Lavagnini e viene sponsorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione nelle persone del direttore generale Domenico Fazio e del sottosegretario (allora) Franca Falcucci. Alla verde età di 40 anni, Luigi Frati si trova ad essere vicepresidente del Consiglio universitario nazionale (Cun) che gestiva l'assegnazione dei concorsi.
Diventato preside di medicina, "preme sulla conferenza dei presidi di tutta Italia per modificare la tabella degli insegnamenti in modo da spezzettare le materie e così moltiplicare le cattedre. In particolare aumentano i ricercatori ed i patologi come Frati che, a sentire l'ex direttore generale del Policlinico Tommaso Longhi, non brilla certo per l'attenzione ai pazienti. Secondo Longhi, spesso Frati non firmava le schede di dimissioni dei malati e non si curava delle diagnosi dell'unità operativa di Oncologia nella quale è direttore". In compenso, però, l'adesso "magnifico rettore" si è costruito un solido parterre di cani fedeli che lo votano pedissequamente e pendono dalle sue labbra.
Cari miei, il Medioevo, l'Età Buia, non è quella che ci hanno fatto studiare (quando andavo ancora al Liceo, perlomeno, si studiavano ancora "certe" cose) a scuola. Il Medioevo, la vera Età Buia è questa che stiamo vivendo, non quella che ha prodotto geni come Giotto, Cimabue, Dante e Boccaccio.
Oggi si può parlare di geni solo per quel che riguarda la genetica. E basta.

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