Dacci oggi il nostro sangue sano

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

Trenta salernitani, infettati da trasfusioni tra gli anni '60 e gli anni '90, hanno intentato causa al Ministero della Salute. "Il Corriere del Mezzogiorno" quantifica le richieste in 250.000 euro di risarcimento. Gli avvocati delle parti lese ritengono di poter dimostrare il "nesso di causalità tra malattia sviluppata, virus e le trasfusioni subite, in una o più occasioni", come ha affermato il legale salernitano Carmine Senatore.
Gli sfortunati pazienti hanno, infatti, contratto virus da Hiv, epatiti B e C. Come nel resto d'Italia, anche nelle strutture ospedaliere della Campania, che fossero pubbliche o private convenzionate, il Ministero faceva recapitare sacche non controllate, acquistate da case farmaceutiche americane. Queste case farmaceutiche prelevavano il plasma "nei ghetti americani, in Romania e negli altri paesi dell'Est ed anche in Africa". La legge imponeva al Ministero di controllare e verificare questo sangue, la sua qualità. Su questo si è pronunciata, a sezioni unite, persino la Suprema Corte di Cassazione con 10 sentenze nel gennaio 2008. La colpevole leggerezza nel distribuire sangue ed emoderivati, mostrata dal Ministero della Salute, ha provocato, in Italia, oltre 70.000 infettati sia uomini che donne ed oltre 4.000 decessi riconducibili proprio alla mancanza di controlli sul sangue trasfuso.
Se viene riconosciuto il nesso di casualità tra l'infezione contratta e la trasfusione subita, ha spiegato l'avvocato Senatore, chi è stato infettato in questo modo negli anni a cavallo tra il '60 ed il '90 ha diritto ad assegni bimestrali da 1.100 o 1.250 euro. Per ora, in Italia, oltre 70.000 vittime di questo "sistema" bacato hanno chiesto di partecipare alla procedura transattiva.
Nel 2001, scrive "Il Corriere del Mezzogiorno", una signora di Cava dei Tirreni scoprì di essere stata contagiata da epatite C a seguito di controlli eseguiti ai fini di un'operazione chirurgica agli occhi. Ricostruendo la sua vicenda clinica, ha scoperto di aver inconsapevolmente contagiato anche il marito ed ha deciso di far causa al Ministero della Salute.
L'avvocato Senatore ha affermato che i tempi della giustizia, al solito, sono piuttosto lunghi: dai 3 ai 5 anni per la sentenza di primo grado. Ed alcuni, purtroppo, non potranno mai avere la giustizia alla quale avrebbero avuto diritto.

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