Chiamiamo gli assassini con il loro nome

Pubblicato il da orizzonti.over-blog.it

"Il Fatto Quotidiano" di ieri, contiene un articolo piuttosto interessante sul caso del momento, quello di Cesare Battisti, pomo della discordia tra una sempre più screditata diplomazia italica ed il nuovo governo brasiliano post-Lula. L'articolo è a firma di Armando Spataro, procuratore di Milano.
All'inizio Spataro riassume un pò la "carriera" di questo emerito assassino (perchè di tale trattasi, lungi dall'essere quell'appartenente all'estremismo politico di sinistra che lui vuol far credere di essere), resosi colpevole di ben quattro omicidi che di politico hanno assai poco. Spataro afferma che Battisti ha ucciso per una pura questione di lucro personale. Dunque è un criminale comune. La politicizzazione, qualora sia riscontrabile, piuttosto, è avvenuta in carcere ed ha determinato le rapine ed i ferimenti successivi al 1981.
Oltretutto a quest'assassino non è stata negata, come è stato detto, afferma Spataro, la possibilità di difendersi. Nel 2006 la Corte per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha respinto il ricorso di Battisti contro la concessione dell'estradizione da parte della Francia, giudicandolo per questa ragione "manifestamente infondato" ed affermando che in tutti i processi era sempre stato assistito dai suoi avvocati, con i quali era rimasto in contatto anche durante la latitanza.
Dunque la decisione presa dall'oramai ex presidente del Brasile, Lula, è scorretta. Innanzitutto moralmente, perchè certe decisioni non si tirano in lungo fino alla fine del mandato e poi perchè Battisti è accusato, in Italia, di delitti compiuti non per fini politici, il che renderebbe anche anacronistico il definirlo un "rifugiato politico". Diversi esponenti sia politici sia diplomatici del Brasile sono convinti che quella presa da Lula sia un decisione sbagliata.
Del resto è da notare che la terra Brasiliana è stata seconda "madre" per molti controversi personaggi, come l'esponente di Autonomia Operaia Achille Lollo, coinvolto nel rogo di Primavalle, in cui morirono i fratelli Mattei; come Pietro Mancini e Luciano Pessina, appartenenti alle Brigate Rosse; come Antonio Cadena Collazos, considerato il referente brasiliano dei guerriglieri marxisti delle Farc; come Alfredo Stroessner, ex dittatore di estrema destra paraguaiano, che ha trascorso gli ultimi 17 anni della sua vita a Brasilia. Dunque un paese che non è nuovo ad aprire le braccia a soggetti francamente discutibili.
Resta il fatto che la nostra diplomazia, la diplomazia di un paese che ama definirsi la quinta potenza economica del mondo, non riesce a farsi sentire anche a causa del discredito in cui giace per le più e meno note questioni di governo e per i volti noti che questo governo - ahinoi! - affollano, veri e propri virus che danneggiano una credibilità più che traballante.
Cesare Battisti, comunque sia, è e resta un assassino nel senso più brutale e "puro" del termine. Ha ucciso e la matrice politica, che, tra l'altro, non farebbe comunque la differenza dal momento che sempre assassino rimane, c'entra assai poco con ciò che ha fatto e per cui è in attesa di essere processato. Tecnicamente non è un rifugiato politico, non può esserlo, perchè ha ucciso per motivi squisitamente personali. E' solo l'ennesimo "furbacchione" all'italiana. Un triste figure che sarebbe meglio mettere dietro delle sbarre avendo cura di buttar via la chiave.

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